Bambini Plusdotati: Riconoscimento, Inclusione e Mindfulness a Scuola
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Introduzione
Quando si parla di bisogni educativi speciali, l’immaginario collettivo si concentra spesso su difficoltà di apprendimento, disabilità o ritardi cognitivi. Tuttavia, c’è un’altra categoria di studenti che ha necessità educative altrettanto complesse, seppur meno visibili: i bambini plusdotati.
La plusdotazione è una condizione caratterizzata da un quoziente intellettivo superiore alla media (di solito oltre 130), ma si tratta di molto più di un semplice numero: questi bambini possiedono un pensiero divergente, una sensibilità acuta, curiosità instancabile e spesso una profonda intensità emotiva. Eppure, senza un ambiente adeguato, rischiano dispersione scolastica, isolamento sociale e frustrazione.
Negli ultimi anni, in Italia e in Europa, sono emersi nuovi orientamenti legislativi e linee guida per il riconoscimento e l’accompagnamento educativo di questi alunni. Inoltre, pratiche come la mindfulness si stanno rivelando particolarmente efficaci nel supportare il loro sviluppo armonico.
1. Chi sono i bambini plusdotati?
La plusdotazione può manifestarsi in molti modi: alcuni bambini parlano precocemente, altri leggono da soli a tre anni, altri ancora pongono domande complesse su temi astratti. Le caratteristiche comuni includono:
- Capacità cognitive avanzate;
- Pensiero critico e creativo molto sviluppato;
- Alta sensibilità emotiva;
- Rapida capacità di apprendere e generalizzare;
- Percezione profonda del mondo e delle relazioni.
Tuttavia, il loro talento non sempre si traduce in successo scolastico. Molti plusdotati si annoiano, si distraggono facilmente, oppure manifestano comportamenti oppositivi, perché non trovano stimoli adeguati nell’ambiente scolastico tradizionale.
2. Novità normative e riforme
In Italia, non esiste ancora una legge nazionale specifica sulla plusdotazione, ma negli ultimi anni si è assistito a un crescente riconoscimento da parte del MIUR (oggi MIM).
I principali riferimenti normativi attuali:
- Direttiva BES (2012): apre la possibilità di riconoscere i bisogni educativi speciali anche per alunni non certificati, tra cui possono rientrare i plusdotati.
- Circolari e linee guida regionali: alcune regioni, come la Lombardia, il Lazio e il Piemonte, hanno avviato progetti pilota e tavoli di lavoro specifici sulla plusdotazione.
- Proposte di legge: negli ultimi anni sono state presentate in Parlamento diverse proposte per l’inserimento dei plusdotati tra i BES riconosciuti e per la formazione degli insegnanti in merito.
Cosa potrebbe cambiare in futuro:
- Inserimento ufficiale della plusdotazione tra le categorie BES a livello ministeriale;
- Maggiore attenzione nei concorsi e nella formazione iniziale dei docenti;
- Collaborazioni con centri specializzati e università per il riconoscimento precoce.
3. Il ruolo del PDP (Piano Didattico Personalizzato)
In attesa di una normativa chiara e uniforme, il Piano Didattico Personalizzato è lo strumento più utile per accompagnare i bambini plusdotati nella scuola italiana. Il PDP permette di adattare il percorso scolastico alle caratteristiche cognitive ed emotive dell’alunno, pur non essendo una certificazione sanitaria.
Cosa può contenere un PDP per plusdotati:
- Attività di approfondimento e potenziamento nelle aree di eccellenza;
- Possibilità di “compattare” i tempi di apprendimento e passare a contenuti più complessi;
- Obiettivi educativi personalizzati (non solo cognitivi, ma anche relazionali e emotivi);
- Strategie di gestione dell’intensità emotiva e dell’iperattività mentale;
- Inserimento di tecniche di autoregolazione come la mindfulness.
La redazione di un PDP richiede collaborazione tra famiglia, scuola, specialisti esterni e alunno. Spesso il plusdotato è consapevole della propria differenza e coinvolgerlo nel percorso di auto-comprensione è fondamentale.
4. La mindfulness come strumento educativo per bambini plusdotati
Uno dei tratti più comuni nei bambini ad alto potenziale è l’ipersensibilità emotiva. Questo li rende profondi, empatici, curiosi, ma anche facilmente sopraffatti da ansia, frustrazione e sovrastimolazione. La mindfulness, ovvero la pratica della presenza mentale, può diventare uno strumento prezioso per questi alunni.
Perché funziona?
- Aiuta a gestire l’intensità emotiva, aumentando l’autoregolazione;
- Migliora la concentrazione e l’attenzione sostenuta, spesso compromessa nei contesti scolastici poco stimolanti;
- Promuove un senso di autoaccettazione e di consapevolezza del proprio funzionamento cognitivo;
- Insegna a rallentare il flusso di pensiero in una mente che spesso corre troppo veloce.
Pratiche semplici da introdurre in classe:
- Respiro consapevole: esercizi quotidiani di 3-5 minuti al suono della campanella o a inizio lezione.
- Body scan: momenti di ascolto del corpo per aiutare l’alunno a riconoscere tensioni e segnali fisici di stress.
- Mindful walking o disegno consapevole: attività creative o motorie che favoriscono la presenza mentale.
- Taccuino della gratitudine o delle emozioni: per dare spazio all’elaborazione affettiva e non solo cognitiva.
Queste pratiche, se ben introdotte, non solo aiutano i bambini plusdotati, ma migliorano l’intero clima di classe.
Conclusioni
Riconoscere e valorizzare la plusdotazione è un dovere pedagogico ed etico. Questi bambini non sono “semplicemente intelligenti”: sono spesso fragili, intensi, profondi e complessi, e hanno bisogno di adulti consapevoli, strumenti personalizzati e un ambiente scolastico che li accolga nella loro unicità.
Il PDP e la mindfulness rappresentano due risposte concrete, capaci di coniugare personalizzazione dell’apprendimento e cura del mondo interiore. In attesa di una cornice normativa chiara, è fondamentale che educatori, dirigenti e famiglie si formino e si aprano a una visione integrata dell’intelligenza, che metta al centro la persona e non solo il suo rendimento.
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